5 ispirazioni per andare in battaglia (ed. 2018)

by • 10 Dicembre 2018 • Focus, Libri, RisorseCommenti disabilitati su 5 ispirazioni per andare in battaglia (ed. 2018)943

5 regali per i nemici del popolo (ovvero 5 ispirazioni per andare in battaglia).
Per giornalisti e copywriter.

A cura di Daniela Liucci

 


 

1. Tutti gli uomini del presidenteTutti gli uomini del presidente

di Alan J. Pakula (1976) DVD

“In una cospirazione come questa, si comincia dalle frange esterne e si va avanti passo per passo. Se si spara troppo in alto e si manca il bersaglio, quelli si sentono più sicuri e l’inchiesta viene ritardata di mesi interi”. Si fossero trovati a lavorare nell’Italia odierna Bob Woodward e Carl Bernstein, si sarebbero di certo guadagnati il titolo di “infimi sciacalli, pennivendoli e puttane” per meriti sul campo. Per fortuna, loro e nostra, le cose sono andate diversamente e – nella vita come nel capolavoro di Alan J. Pakula con Robert Redford e Dustin Hoffman – i due cronisti del Washington Post riuscirono a far emergere lo scandalo Watergate. E dimostrare che la verità non ha molteplici interpretazioni. È unica e va inseguita, a ogni costo, anche in un mondo post-tutto.

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2. Moleskine Smart Writing Set Ellipse

Qualcuno dirà: le penne fanno tanto 1998. Vero, ma è altrettanto vero che nella folle corsa di dichiarazioni da ricordare, appunti da non dimenticare, concetti da collegare alla velocità della luce mentre ci si muove  da una conferenza stampa all’altra o si parla al telefono con un ufficio stampa, è ancora il mezzo più rapido e utile. Immaginate, ora, che la penna diventi smart e incontri carta ancora più smart e tutto si tramuti in testo leggibile sul device preferito senza nemmeno sfiorare una tastiera. Il (quasi) miracolo lo crea Moleskine con il suo Smart Writing Set Ellipse, kit composto da penna e taccuino con carta “speciale”, che dialogano (via app dedicata) con dispositivi digitali, in corrispondenza di amorosi sensi. 

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3. Eye On the Struggle: Ethel Payne, the First Lady of the Black PressEye On the Struggle: Ethel Payne,
the First Lady of the Black Press

di James McGarth Morris, Amistad (2017)

Certe storie non dovrebbero essere dimenticate. Soprattutto quando possono ispirare e confortare, modellare pensieri e volontà. Quella di Ethel L. Payne (1911-1991), per esempio, da riscoprire attraverso la biografia firmata da James McGarth Morris. Definita “the first lady of black press”, la reporter afroamericana del Chicago Defender, poi personalità radio-televisiva e commentatrice per la CBS, fu una delle protagoniste dell’era dei diritti civili e una delle prime giornaliste afroamericane a rompere una serie di soffitti di cristallo. Scrisse cronache dal sud razzista, coprì la guerra di Corea e quella del Vietnam, seguì summit internazionali e fu la spina nel fianco del presidente Eisenhower. Per la lucidità su temi politici e sociali e le domande scomode che non si accontentavano mai di risposte evasive o parziali.

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4. Riviera Backpack by M.O.W.

Un freelance lo sa benissimo. Se in una giornata lavorativa di otto e più ore si schizza come la pallina di un flipper tra eventi da coprire, appuntamenti e interviste, portare su una sola spalla il peso dell’ufficio (aka, computer, tablet, telefono, ombrello, salviettine disinfettanti, power bank varie, spazzolino, dentifricio, deodorante, maglioncino di riserva, eccetera) come in una raccolta a punti alla lunga regalerà una visita dal fisiatra. Allora meglio distribuire i carichi e scegliere uno zaino. Magari espandibile, completamente impermeabile e dal design “multitasking”. E, magari “figlio” di un’idea tutta italiana come The Riviera Backpack firmato Mow (Minimal Organised Wear), startup ligure che crea prodotti destinati a risolvere il problemi e il logorio della vita (professionale) moderna.

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5. Italiano

di Luca Serianni con la collaborazione di Alberto Castelvecchi. Glossario di Giuseppe Patota, Garzanti (2012)

Regalare una grammatica italiana a chi fa un mestiere strettamente legato all’uso della parola e i suoi derivati, potrebbe far gridare all’insulto. È, invece, un gesto di (grande) amore e rispetto. È il dono di un’arma potente dai molteplici impieghi. Perché in un presente saturo di odiosi e macabri ritornelli che, in modo troppo spesso sgrammaticato e sgangherato, chiedono “prima gli italiani”, l’unica arma di difesa è urlare, a gran voce, “prima l’italiano”. Inteso, sempre meglio specificarlo, come lingua. Da diffondere, proteggere e salvare da chi vuole appiattirla e mortificarla in nome di una presunta accessibilità.

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