La Pubblicità secondo Bill Bernbach

by • 4 Luglio 2014 • Focus, LibriComments (0)2794

cover_bernbachBill Bernbach è considerato il padre della cosiddetta rivoluzione creativa dell’advertising degli anni 60-70. Morto nel 1982 a differenza di altri grandi dell’advertising non ha lasciato un libro con i suoi pensieri e le sue idee. In Italia la rivista che prende il suo nome, Bill, pubblica spesso interviste e scritti.

Giuseppe Mazza per la casa editrice FrancoAngeli mette insieme testi e pensieri di Bill Bernbach in un libro dal titolo Bernbach Pubblicitario Umanista i testi del “più grande tra i Mad Men”.

Sul sito di Franco Angeli è possibile scaricare l’introduzione.

Un pensiero di Bernbach datato 1947 sui tecnicismi:

In Pubblicità ci sono un sacco di bravissimi tecnici. E purtroppo hanno vita facile. Conoscono tutte le regole. Ti dicono che un annuncio pubblicitario sarà più letto se mostra della gente. Ti dicono quanto dovrebbe essere lunga o corta una frase. Ti dicono che il testo deve essere spezzettato per una lettura più scorrevole. Ti propongono una certezza dopo l’altra. Sono scienziati della pubblicità. C’è un solo problema. La pubblicità è fondamentalmente un modo per convincere. E convincere non è una scienza. Convincere è un’arte. È la nostra scintilla creativa, quella di cui sono così geloso, quella che adesso temo si stia perdendo. Mi dispiace vedere che ormai adoriamo sempre più la tecnica e non i contenuti. Io non voglio specialisti. Io non voglio scienziati. Io non voglio gente che faccia la cosa giusta. Io voglio gente che faccia cose ispirate.

E uno del 1961 sulla creatività, tratti da La Repubblica del 29.06.2014:

Dovete avere qualcosa su cui applicare la creatività. Dovete viverci insieme. Dovete sprofondarci dentro. Farne indigestione. Arrivare fino al suo nocciolo interno. E in ogni caso, se non siete stati capaci di condensare tutto quello che volete dire al pubblico in un unico proposito, in un unico tema, non potrete essere creativi. Perché lasciar correre la mente in libertà, sognare visioni sconnesse, indugiare in acrobazie grafiche e ginnastiche verbali non significa essere creativi. I veri creativi hanno addestrato la propria immaginazione. L’hanno disciplinata in modo che ogni pensiero, ogni idea, ogni parola che scrivono, ogni linea che tracciano, ogni luce o ombra nelle foto che scattano, in modo che tutto insomma sia finalizzato a rendere più vivido, più credibile, più convincente il tema o la virtù del prodotto che hanno deciso di comunicare.

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