I protagonisti del design delle interfacce: Lorenzo Franchini

by • 29 Maggio 2014 • Focus, Interviste, ProtagonistiComments (3)2311

franchiniLorenzo Franchini ha 27 anni e lavora come freelance nella sua città, Verona. Dal 2012 si occupa quasi esclusivamente di UI design e collabora sopratutto con clienti esteri. Una vita influenzata dal design in tutte le sue forme.

Quando i tuoi amici o i tuoi genitori ti chiedono che lavoro fai, come rispondi?
Non è mai facile far capire a chi non del settore qual è il mio lavoro. Inizio sempre dicendo che “disegno interfacce grafiche”, e siccome la prima reazione è sempre un’espressione basita, prendo l’iPhone e gli mostro le app che ho disegnato. Non uso mai il termine User Experience perché in pochi capirebbero di cosa si tratta (a volte non lo so nemmeno io).

Qual è il tuo background, come ti sei formato?
Nonostante alle superiori ho frequentato un Liceo Scientifico e non una scuola d’arte o di design, sono sempre stato attratto dalla grafica e dall’UI. A 16 anni, ho comprato un cellulare solo per il design delle icone nel menu. Ho frequentato anche una scuola di Multimedia Design per 3 anni, ma solo dopo ho capito che volevo concentrarmi solo sulla UI.

Nel 2013 il tema del From the Front, conferenza tutta italiana sul frontend, era “quello che il web può fare per rendere il mondo un posto migliore”. Come ti ha migliorato la vita (se lo ha fatto) il web?
Il web è uno strumento incredibile, ma come ogni strumento può essere utilizzato e sfruttato modi diversi, negativi o positivi, penso soprattutto al boom dei social network e a un certo uso che se ne fa.

Tutto quello che faccio lo devo al web. Sul web posso esplorare, imparare, confrontarmi con altri designer, trovare clienti — il 100% del mio lavoro proviene dal web —, ma soprattuto è grazie al web che posso restare sempre aggiornato. L’aggiornamento in un settore come UI e UX che si evolve di continuo è fondamentale.

Ci indichi tre esempi di interfaccia che secondo te hanno migliorato la vita delle persone?
Me ne viene in mente una, a mio parere la più importante: il segno/gesto su una superficie, che si è evoluto dalle incisioni rupestri ai pixel su uno schermo, passando per la scrittura.

Su quora.com, tempo fa c’è stata una lunga discussione in risposta alla domanda “Qual è l’interfaccia più intuitiva mai creata?”, secondo Felipe Rocha il capezzolo, secondo te?
Domanda difficile, potrei pensarci all’infinito. Non sono del tutto d’accordo con il “capezzolo”, perché non è qualcosa che prima osserviamo e poi capiamo, ma la cerchiamo istintivamente. È come un’interfaccia pre-installata nel nostro cervello. Penso che un’interfaccia intuitiva sia qualcosa che noi non conosciamo affatto, qualcosa che prima osserviamo e poi capiamo. Due semplici esempi potrebbero essere la palla con cui giochiamo da piccoli e il triciclo.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo?

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Lavoro come freelance da casa, e questo mi permette di gestire il mio lavoro in modo abbastanza elastico. C’è però da considerare che lavorando con clienti che hanno fusi

orari diversi dal nostro — USA e Australia per esempio —, devo creare una scaletta durante la giornata in base alla presenza su Skype dei miei vari clienti.

Lavoro dalle 9.30 alle 18.30, ma spesso mi prendo pause per sgombrare la mia mente suonando strumenti diversi. Se non ho un lavoro urgente, cerco di rispettare quest’orario. Ho la fortuna di fare un lavoro che amo, ma non voglio sovraccaricare il mio tempo libero con troppo lavoro se non è necessario.

Qual è Il progetto più stimolante e impegnativo che hai realizzato?

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Lasciatemene scegliere due: Watchup, un’applicazione di video news che è piuttosto popolare negli Stati Uniti. All’inizio era solo per iPad, ma ora la stiamo lanciando su nuove piattaforme – alcune scontate, come Android, altre meno. La caratteristica di questa applicazione è l’essere multitasking, per me è stato (e lo è tuttora) molto intrigante sperimentare questo aspetto.

L’altro è LetterGlow, un’app per iPhone che permette di elaborare le proprie foto inserendo testi, forme ed elementi grafici. È stato un lavoro entusiasmante che aveva bisogno di un sacco di icone dedicate, una struttura ben organizzata e una semplice interfaccia per permettere agli utenti di concentrarsi sui loro contenuti.

Qual è tra i servizi digitali esistenti quello che avresti voluto fare tu?
Twitter, Instagram e Medium. Amo i servizi semplici e well-shaped che si concentrano su pochi elementi e funzioni.

Molti designers fanno l’errore di iniziare un progetto direttamente da Photoshop, esiste un metodo perfetto di progettazione? Qual è il tuo approccio al processo creativo?
Non credo che ci sia un metodo perfetto. Quando si inizia da zero, facendo alcuni schizzi su un foglio aiuta a definire meglio le idee. Ci sono designer che hanno una grande immaginazione riuscendo a fare schizzi virtuali nella loro testa e iniziare subito con il computer. Non lo considero un errore, ma bisogna conoscere tutti gli aspetti molto bene. Ogni persona ha la sua propria logica e deve seguire il metodo che gli è più spontaneo, ma che allo stesso tempo si possa adattare al tipo di progetto.

Dipende poi anche dallo stato del progetto in cui si interviene. A volte ricevo wireframe strutturati, a volte devo definire l’intero UX e la navigazione, quindi non c’è un modello classico.

Il “design” è parte fondamentale della nostra vita analogica. Qual è il ruolo del designer nella nostra vita digitale?
Piaccia o no, la nostra vita sta diventando sempre più digitale. Credo quindi che il ruolo di un designer è quello di semplificare la logica e l’usabilità di ciò che la gente vede su uno schermo, soprattutto considerando che con gli smartphone e tablet siamo solo all’inizio di una serie di nuovi dispositivi che per quanto diversi tra loro si esprimeranno sempre con un’interfaccia visiva.

Credi sia importante per un designer avere una conoscenza approfondita di materie come User Experience, Interaction Design, Product Design e Front-end development?
Dipende dal livello di controllo che si desidera raggiungere. È chiaro che un designer che lavora su UI, UX, interazioni, animazioni ed implementazioni finali può raggiungere davvero un elevato livello di qualità, grazie al controllo completo di tutti gli elementi che solo in completa sintonia possono rendere al meglio.

Di solito tutto è frammentato tra più persone, e la creazione di un team coeso con una suddivisione dei lavori per strutturata non è facile, soprattutto quando ogni persona vive in una parte diversa del mondo.

Comunque, penso che sia utile conoscere le basi della parte che riguarda l’implementazione. Spesso alcuni progettisti non sanno nulla dello sviluppo front-end e finiscono per offrire un design che non può essere completamente realizzato, perché non conoscono le regole e i limiti di ciò che è al di fuori della loro foglio di lavoro.

Nella tua testa come differenzi User Interface e User Experience?
La UI è tangibile, il contatto diretto con l’utente, la superficie. La UX invece, è la parte invisibile, ma comunque percepita dall’utente, soprattutto se ben fatta. Inutile dire che le app e i siti migliori siano quelli che fanno combaciare UI e UX nel miglior modo possibile.

Qual è il tuo rapporto con i developers? C’è chi ha un rapporto di scontro continuo e chi ha un rapporto di profondo amicizia, tu dove ti collochi?
Di solito ho un buon rapporto con gli sviluppatori con i quali collaboro, perché cerco sempre di essere realista, evitando di creare ostacoli inutili. Poi ovviamente dipende dalle persone con cui lavori. Se è trasparente, efficiente, pratico, allo stesso tempo lo sono anche io e non vedo possibilità per la nascita di problemi.

Come pensi si evolverà la tua carriera e il tuo lavoro nei prossimi 5 anni?
Questo particolare ramo del design — UI e UX — è in continua evoluzione, tecnica oltre che concettuale. A volte stento ancora credere che il mondo delle app come le conosciamo oggi sia nato soltanto circa 5 anni fa. Le interfacce esistevano già prima naturalmente, ma possiamo dire che il lavoro dello UI designer sia appena nato — prima c’erano solo web designer.

Il mio lavoro dipenderà anche da che tipo di dispositivi verranno presentati nei prossimi anni, dal momento che ogni nuovo prodotto, se aperto a sviluppatori di terze parti, può avere il suo ecosistema di applicazioni. Cinque anni in questo settore di design sono tanti, ed è per questo che so che il mio futuro è in continua evoluzione, ma allo stesso tempo credo che le interfacce utente non spariranno mai. I dispositivi, le piattaforme e le interazioni cambieranno, ma credo che il feedback visivo di un display sarà sempre una costante.

Questo è molto emozionante e mi fa sperare che il mio lavoro non sarà stantio per decenni, ma sempre in evoluzione.

Quali libri consiglieresti ad un Designer Junior?
Amo i libri su design, ma negli ultimi anni i siti su design stanno prendendo il sopravvento, perché sono sempre più aggiornati e riescono a seguire meglio le evoluzioni e i cambiamenti. È difficile quindi per me suggerire libri su UI, ma posso suggerire due libri di design che mi ispirano tantissimo One Day di Emil Kozak e Philographics di Genis Carreras.

Quali tools per il design? Quali tools per la gestione di progetti?
Credo che il tool perfetto per lo UI design non esista ancora. Ho sempre lavorato con Adobe Fireworks, perché è nato per progettare interfacce utente, a differenza di Photoshop o Illustrator. Sono comunque molto eccitato perché sembra ci sarà molto movimento a riguardo nel prossimo futuro. Adobe stessa ha diffuso un sondaggio l’anno scorso con molte domande specifiche per gli UI designer – spero di vedere qualche novità nella prossima versione della loro suite. Inoltre, i grandi ragazzi del Bohemian Coding hanno appena lanciato Sketch 3 e potrebbe davvero diventare il mio prossimo strumento di lavoro. Skala di Bjango è sulla buona strada troppo. C’è tanto fermento e questo è un bene per i progettisti.

Per quanto riguarda la gestione dei progetti, ogni cliente con cui lavoro preferisce uno strumento diverso, quindi devo usare più di una: Podio, PivotalTracker, Basecamp, Evernote. Ho anche creato un piccolo strumento per mio uso personale —whally.me —, per organizzare i miei progetti e to-do a seconda dell’urgenza.

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3 Responses to I protagonisti del design delle interfacce: Lorenzo Franchini

  1. Andrea Montini ha detto:

    Ciao, interessantissimo articolo.
    Questo genere di articoli mi fanno sentire meglio e parte di un ecosistema professionale realmente esistente. Come scrivi tu all’inizio, è talmente difficile spiegare il nostro tipo di lavoro ad amici e familiari che sembra quasi di essere estranei al mondo.
    Uso Sketch 3 da quando è stato rilasciato un mese fa e sto attualmente sviluppando due progetti con questo software: uno mobile e uno web. Devo veramente dire che si tratta, per ora, della migliore alternativa a Photoshop!
    In bocca al lupo ;)

  2. ilmagodiloz ha detto:

    Ciao Andrea, siamo in pochi in Italia, ma ci siamo :) In bocca al lupo a te!