Fare bei siti e non essere web designer

by • 23 Gennaio 2013 • Illustrazione, Personaggi, Tipografia, Web designComments (6)3649

Jessica Hische è un’illustratrice americana, della Pennsylvania. Molto seguita su twitter e con un’intensa attività online. Da poco ha pubblicato un restyling completo del suo sito (ne fa uno ogni anno). In questa nuova versione ripropone, modificato, un post di qualche anno fa dal titolo “I’m not a web designer”.

Nonostante la Hische disegni e realizzi da sola il suo sito, incluso HTML, CSS, JS e montaggio del CMS a supporto (WordPress per le vecchie versioni, Kirby per quest’ultima) ci tiene a specificare che non è una web designer e non fornisce servizi di web design. Lei è un’illustratrice. Si occupa di grafica, di illustrazione e soprattutto di caratteri.

Dice che trova “strane” le continue richieste di web design che riceve. Il web design, dice ancora, «È qualcosa di completamente diverso, e più complesso, della progettazione su carta».

Il web design è, per la maggior parte, non lineare, e il modo in cui le persone utilizzano e navigano le pagine web cambia continuamente. Per essere un buon web designer si deve vivere e respirare il web. Bisogna prestare attenzione alle tendenze, leggere gli articoli sulle migliori pratiche, fare tutto il possibile per rimanere sempre attuali, per non correre il rischio di pensare che Flash sia ancora fondamentale e che gli unici caratteri che si possono usare siano l’Arial o il Verdana.

Ne ho parlato anche in qualche altro articolo, e lo dico spesso ai miei studenti. Un web designer andato in coma nel 2007 e risvegliatosi nel 2012 probabilmente non sarebbe in grado di realizzare pagine web professionali.

La Hische, continua il post dicendo, «Non tutti i web designer sono in grado di scrivere il codice dei propri siti web, ma per essere un buon web designer è assolutamente necessario sapere quello che gli altri sono capaci di fare. Credo che tutte le persone che si adoperano nel design per il web dovrebbe essere in grado di lavorare con HTML e CSS, perché gran parte del processo di progettazione avviene in quella fase.»
E aggiungo che oggi come oggi, con l’approccio a una progettazione responsive, la progettazione con Illustrator o Photoshop diventa sempre più secondaria, le scelte finali si fanno nel browser.

Ancora la Hische, «Non essere in grado di scrivere il codice di base di una pagina web è come essere un designer per la stampa che non vede mai le prove prima che il progetto vada in stampa.» (Sul quanto sia fondamentale o meno per un web designer sapere l’HTML e il CSS se ne parla da anni e sono stati intasati server. La mia opinione è vicina a quella della Hische, non si può non sapere almeno la base dell’HTML e del CSS).

La realizzazione di un sito web è quasi sempre un lavoro di collaborazione. Una collaborazione indiretta – anche lo sviluppatore più bravo spesso parte da un CMS realizzato da altri con plugin realizzati da altri ancora – e una diretta, tra web designer e sviluppatore. Quasi sempre è il web designer che ha i contatti più stretti con gli sviluppatori – più o meno bravi, più o meno costosi – ed è lui che ha le competenze e le conoscenze per mettere le persone giuste al posto giusto e ottenere il miglior risultato nella creazione di un sito web.

La Hische dice che molte persone le chiedono solo un file psd con il suo layout, qualcun altro poi realizzarà front-end e back-end, trovando questo approccio decisamente sbagliato. Continua, «Come faccio a sapere che lo sviluppatore metterà insieme le cose nel modo corretto? Non ho mai lavorato con lui prima e non sono in contatto con lui. Sviluppatori e progettisti devono essere in grado di lavorare insieme dall’inizio alla fine del progetto per poter realizzare un sito perfetto.»

Conclude poi il suo lungo post dicendo, «Non è che io – o altri designer orientati alla stampa – non siamo in grado di fare web design, è che bisognerebbe assumere qualcuno che lo farà al meglio, qualcuno che conosce i pro e i contro del web e può quindi assumere persone come me per fare quello che sanno fare meglio: disegnare, illustrare e tutto quello che serve affinchè ‘the site sing’».

Jessica Hische non è una web designer ma realizza ogni anno – per se stessa – siti molto belli e molto curati in ogni dettaglio che puntualmente finiscono nelle varie raccolte di best web design.

Leggendo questo post non ho potuto non pensare ai miei studenti del corso di web design all’Accademia di Belle Arti di Catania.

Il corso di web design, per gli studenti di grafica, è previsto al terzo anno, quindi dopo 3 anni di studi orientati alla progettazione grafica per la stampa. La frase che sento ripetere più spesso è: “sì, ma io non credo farò mai il/la web designer”.

Molti non sanno ancora cosa vogliono fare, in genere aspirano a diventare grafici, illustratori, video-maker, fotografi, in pochi vogliono diventare art director (su questo poi toccherà fare una riflessione). Studenti bravi, con talento nella grafica, nell’illustrazione, nella fotografia giustificano i loro scarsi o mediocri progetti per il web con quella frase.

Frase detta in parte perché il web design è solo una piccola tappa del loro percorso di studi, perché c’è sempre tanta confusione rispetto a questa disciplina. Detta come se potessero scegliere davvero. Come se escludere il web design dalle loro competenze potesse essere una scelta vincente. Come se non voler diventare web designer li giustificasse a non dover conoscere il web, a non sapere realizzare un sito web, a non dover presentare in modo efficace i propri lavori, a non dover comunicare e far conoscere i propri lavori. Molto spesso mi trovo in questa strana situazione, dove studenti poco più che ventenni sono più conservatori di un 36enne. Dove il web è considerato ancora nuovo e visto come qualcosa di oscuro. Dove la richiesta di iscriversi a qualche social network per capirne il meccanismo e per confrontarsi è seguita da proteste, email che mi accusano di violare la privacy, discussioni e rifiuti. Dove l’aspirazione è quella di fare un bel logo o un bel catalogo e non fare in modo che i propri lavori siano visti da più persone possibili. Dove pensare di creare un sistema di design che si integri su carta e su digitale non è qualcosa che li riguarda.

Non sapendo cosa succederà tra 5 anni, come si evolverà il mondo del lavoro, quali conoscenze saranno fondamentali e quali meno, come si evolverà l’apprendimento, direi ai miei studenti che di sicuro un approccio conservativo non è d’aiuto. Con modelli di distribuzione che stanno cambiano (o lo sono già) in tutti i campi, l’unica via al momento e cercare di capire quanto più possibile di questo cambiamento e usarlo a proprio vantaggio. In questo cambiamento internet e il web hanno un ruolo importante.

Si può non essere web designer, non si può non fare bei siti.

Se Jessica Hische non avesse avuto un bel sito, probabilmente non avrei avuto modo di parlare di lei e mostrare i suoi bellissimi lavori.

Dedicato ai miei studenti.

 

Pin It

Related Posts

6 Responses to Fare bei siti e non essere web designer

  1. Più si complica a livello concettuale, più semplice diventa l’approccio lato utente allo spazio, agli oggetti e alla conoscenza. Dipende dal fatto che il web non è più consultazione ipertestuale ma coabitazione piena. I siti web più orizzontali somiglieranno sempre più ai non luoghi reali.

  2. Francesco Improta ha detto:

    Un web designer non si forma in un’accademia di belle arti o in una scuola di grafica. In questi posti si possono imparare le teorie di base della grafica, trasversali a tutte le discipline.

    Chiunque voglia fare del web design una professione non deve limitarsi alla base di HTML e CSS. Deve conoscerli perfettamente.

  3. Francesco Improta ha detto:

    Non ho capito cosa vuoi dire

  4. cirox ha detto:

    E dove dovrebbe formarsi? Che questi istituti al momento non sono attrezzati per questa disciplina è indubbio, ma il luogo è giusto.

    Io sono di quelli che considera l’html e il css fondamentale, non sono convinto che sia necessario conoscerli perfettamente. Dipende naturalmente dallo specifico del tuo lavoro. All’estero ad esempio, molto più che in Italia, trovi spesso la figura del front-end developer (quello che fa html-css)

    Il web design non è un lavoro solitario. Farlo in solitudine comporta limitazioni, se ad esempio non sono un mago del CSS e magari non so fare i bordi arrotondati (faccio per dire), potrei non disegnare mai bordi arrotondati.

    A volte, sapere cosa è più importante del come.
    Un regista non necessariamente sa come si recita, ma sa cosa vuole fare (ed è possibile fare).

  5. Italo Sannino ha detto:

    Bell’articolo!

  6. Davide Arnesano ha detto:

    “Jessica Hische non è una web designer ma realizza ogni anno – per se stessa – siti molto belli e molto curati in ogni dettaglio che puntualmente finiscono nelle varie raccolte di best web design.”
    Quando farà siti che vendono le darò ragione, ma intanto è solo una persona che sa quello che fa per sé e in quest’intervista non rispetta i mestieri altrui, o meglio non ha proprio idea di cosa facciano e ne parla guardandoli dall’alto in basso con argomentazioni banali.