Posto fisso, precari e freelance: leggende a confronto

by • 3 Febbraio 2012 • LavoroComments (0)807

La rarefazione di “posti fissi” è un problema che il mondo della pubblicità, insieme a qualche altra categoria, ha affrontato in anticipo rispetto al resto d’Italia. Di seguito il punto di vista di un freelance, punto di vista spesso sconosciuto o mal compreso.

I problemi di freelanceprecari e partite iva sono tre:

  1. La gestione degli alti e bassi. È normale guadagnare di più in un certo periodo e guadagnare di meno in un altro. Occorre prepararsi a farlo dal punto di vista emotivo, culturale e anche pratico. Invece in Italia questo fatto viene totalmente trascurato, oscillando fra due poli: etichettare i freelance (talvolta anche i precari) automaticamente come evasori fiscali (non è vero); comportarsi come se il reddito fosse sempre in perpetua crescita (non è vero neanche questo).
  2. L’assenza di servizi da parte dello Stato italiano. Esempio: gli asili nido, scarsi e progettati principalmente per le esigenze di lavoratori dipendenti part-time o dipendenti pubblici con orario ridotto. Freelance, precari e partite iva non possono accedere alla maggior parte dei servizi, oppure possono accedervi con costi più elevati.
  3. La totale assenza di ammortizzatori sociali. L’unico ammortizzatore sociale esistente in Italia praticamente è a cassa integrazione, che, invece di favorire l’uscita da un periodo di disoccupazione, spesso si limita a prolungare l’agonia di aziende grandi e medie che, per motivi di evoluzione di mercato, in certi casi sarebbe meglio ridimensionare o chiudere.

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