La misura è colma.
Ovvero, sulla fotografia e sul diritto sulle immagini.

by • 6 Luglio 2011 • Focus, Fotografia, Lavoro, Nuovi MediaComments (5)1507


Aeolos – Fotolia.com

Andate qui (roma.repubblica.it/cronaca/2011/07/02/foto/…) e guardate la gallery. L’evento, se così vogliamo chiamarlo, è legato alla consueta festa capitolina del cinema sul Tevere. “Hollywood sul Tevere” è il titolo scelto per raccontare che in questi giorni molti attori e registi americani dovrebbero affacciarsi in città per farsi vedere e presentare i propri film. Già. Peccato che il sito di Roma di Repubblica.it sceglie fotografie sgranate, di repertorio, di red carpets che non appartengono ad alcuna manifestazione romana, di archivio (eccezionale la foto dei blasonati nel proprio studio davanti ad un quadro di famiglia) e di pubblicità. Foto con una risoluzione talmente bassa che anche nel medio/piccolo formato della gallery i pixel si distinguono chiaramente.

Tutto questo è davvero troppo. La “colonna infame” delle gallery del sito repubblica.it è affastellata di immagini che raccontano un po’ di tutto, da Ruby Rubacuori che fa shopping (sic!) a Ryhanna che cade dal palco, a splendide foto della National Geographic a (era di un po’ di tempo di fa) una gallery dedicata alle facciate delle case che ricordano un volto (già. Triste, eh?). Ora, capisco benissimo che il contenitore debba essere interessante per il maggior numero di persone, e spesso si trovano spunti di riflessione e approfondimento fotografico (tramite loro ho conosciuto, per esempio, le “cinemagraph” di Jamie Beck) e che non si puo’ sempre “volare troppo alto” ma tutto questo mi sembra davvero eccessivo.

Una linea editoriale degna di tale nome dovrebbe essere chiara, semplice, ricca di spunti per gli utenti e rispettosa del lavoro che tutti i professionisti realizzano per crearla. In sintesi, chi si occupa delle gallery su repubblica.it? Esistono ancora i photoeditor? Perchè lavorano così male? Sottopagati anche loro?

Il mercato dell’editoria annaspa: gli editori sfruttano i nuovi media, cavalcano il momento sottopagando i professionisti che fanno il proprio mestiere o che non ricevono alcun compenso per il lavoro svolto, complici agenzie a questo punto in odore di collusione con gli stessi editori. Invece di fare gli interessi delle persone che lavorano per loro, le agenzie, soprattutto quelle italiane, sembrerebbero in combutta con gli editori, che a fronte di un tot di immagini comprate pretende un equivalente di immagini “rubate”. A rimetterci, anche se la realtà non fosse quella che ho pensato sia (nel caso specifico, davvero repubblica.it ha pagato per quelle foto? Davvero? E perchè allora sminuire il proprio investimento sovradimensionando delle thumbs?) sono comunque i fotografi. Che se da una parte hanno il ricatto di contratti molto poco chiari (quando i contratti ci sono, ovvio) e non hanno quindi la forza di ribellarsi alla vendita di immagini a pochi centesimi, dall’altra hanno editori che pur di non pagare quei pochi centesimi si inventano delle gallery fuori da ogni possibile logica, tranne quella, appunto, di non pagare o pagare pochissimo per foto che dovrebbero esser considerate “inutilizzabili”.

Le regole sono cambiate, e non si puo’ continuare a vivere in un far-west per una comodità limitata nel tempo. I giornali, continuando a lavorare così, non fanno altro che suicidarsi lentamente ma inesorabilmente.

Una fotografia “sbagliata” è l’equivalente di un articolo scritto male e pieno di errori. Una fotografia di cui non si cita il fotografo che l’ha realizzata è come un articolo fatto fare da chi scrive lettere anonime.

In sintesi, credo che si debba pretendere che vengano almeno citati i fotografi e le agenzie che distribuiscono le immagini.

Credo che questa gallery che vi segnalo sia solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A questo punto, sta a voi, utenti e fotografi, iniziare a segnalarci tutte le “schifezze” che trovate in rete. Per quanto mi riguarda cercherò di raccogliere le segnalazioni per creare qualcosa insieme, perchè la misura è colma.

Pin It

Related Posts

5 Responses to La misura è colma.
Ovvero, sulla fotografia e sul diritto sulle immagini.

  1. R0mano ha detto:

    Ad un convegno a Roma, pochi giorni fa, Giuseppe Smorto (direttore di repubblica.it) si è trovato davanti ad una domanda difficile: Investire soldi e fare un giornale online di qualità (e quindi vendibile) o continuare come oggi al massimo risparmio per un prodotto scarsissimo ma gratuito?

    Credo che il dilemma fosse riassunto in “facciamo un gadget o facciamo un prodotto”?

    La risposta è stata vaga e svicolante, perchè credo sarebbe stato difficile spiegare che si vuole fare una cosa al risparmio mettendola poi comunque a pagamento…

  2. Valeria Jannetti ha detto:

    R0mano, infatti, su iphone e ipad mi sembra proprio sia a pagamento… oltretutto. Ma la domandona a questo punto è CHI PROPONE, CHI SCEGLIE e CHI APPROVA certi servizi? Posso anche essere d’accordo con una scelta low profile, ma che sia almeno fatta bene. Anche perchè la versione cartacea de La Repubblica non è male, le sue sono firme importanti: perchè sminuire in questo modo, con scelte al limite della legalità (nessuno mi toglie dalla testa che non pagano…si accettano ben volentieri smentite!) e indecorose dal punto di vista professionale (indecenti, forse è meglio)?

  3. Piergiorgio Contessa ha detto:

    Cara Vale, secondo me il problema è che non esiste più nessun mercato dell’editoria, o meglio nessun libero mercato. In poche parole alle testate giornalistiche non frega nulla della qualità di quello che pubblicano. Se a questo aggiungi una sempre più diffusa ignoranza e sottocultura (il più delle volte indotte), il gioco è fatto. La qualità spesso non è richiesta dagli utenti e se un editore deve sceglire quale foto pubblicare, opta per la soluzione più economica, condizionando di fatto i prezzi al ribasso. Tanto non credo che in queste condizioni le testate editoriali corrano il rischio di morire http://www.fanpage.it/fina?nziamento-pubblico-ai-gior?nali-le-cifre-di-unanomali?a-tutta-italiana/

  4. mauro ha detto:

    nel mio piccolo, sia per la versione on line che per quella stampata, confermo che non pagano. e se possono tolgono SEMPRE il credits.

  5. gualtiero bertoldi ha detto:

    l’unica maniera in cui mi spiego le photogallery di repubblica.it è il fatto che potrebbero essere un complicato esperimento di pop art estrema. Battute a parte, sono una cosa indegna anche se fossimo a un semplice livello amatoriale (tempo fa mi divertii, assieme a un collega, a stilare questa classifica http://sanjuro.blogspot.com/2010/12/distinta-sanjuro-le-quindici-peggiori.html)