Pubblicitari verdi fritti @ E io che mi pensavo

by • 30 Aprile 2011 • Advertising, ProtagonistiComments (2)1222

Quando sento che alla radio, o alla televisione, c’è una trasmissione che parla di creatività io son sempre contento. La creazione, la nascita delle idee, la scoperta, l’invenzione, son cose che mi hanno sempre attratto, e se alla radio, o alla televisione, c’è qualcosa che parla di questi argomenti, io spengo tutto il resto, spengo musiche, spengo i libri, spengo i pensieri e ascolto. Poi, la delusione. Succede sempre che quando si parla di creatività alla fine finiscono con il parlare di pubblicità, di pubblicitari, di copywriter, di art-director e così via. Uno si mette lì in ascolto, magari in macchina, pensando che finalmente alla radio diano qualcosa di interessante, e no, alla fine parlano di pubblicità, e uno che sta guidando, magari uno che deve guidare un paio d’ore, che era pronto a assorbir la conoscenza o per lo meno a dilettarsi un po’ con delle belle storie di scoperta e d’invenzione, storie di scienziati, di scrittori, di artisti, e invece, delusione, si trova a ascoltar di gente che deve trovare il modo di vendere delle macchine o dei detersivi. Poi dicono che uno perde la fiducia nell’umanità: vorrei ben vedere.

E già che siamo qui, se siete dei pubblicitari, e v’è venuto in mente di mettere un rumore di campanello, o di telefono, dentro una pubblicità televisiva per attirare l’attenzione dello spettatore, cambiate lavoro, andate a fare i pescatori. E se, peggio ancora, avete mai pensato di mettere, dentro una pubblicità radiofonica, il rumore d’un clacson, di una sgommata o di un incidente stradale, ecco, se solo v’è venuto in mente, sappiate che, appena v’è venuto in mente, l’umano che avete dentro di voi si è sparato un colpo in testa, e adesso siete senza. Vagate come fantasmi nelle vostre città, tra i sushi e i sashimi e gli happy hour, ma l’umano che avevate dentro di voi se n’è andato, senza neanche lasciarvi un biglietto, e siete lì, morti senza saperlo, a pensare alla campagna di domani.

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2 Responses to Pubblicitari verdi fritti @ E io che mi pensavo

  1. Graffithouse ha detto:

    Ciao a tutti, Forse sarò un po di parte dato il fatto che faccio il grafico, ma prima di tutto credo dobbiamo fare una piccola distinzione tra gente che fa pubblicità e grafici creativi.

    I primi, sono persone che solo avendo studiato sulla carta, non sapendo nulla di più fa delle “campagne pubblicitarie” più o meno belle, mentre i creativi, sono coloro che hanno le competenze necessarie per pensarle e realizzarle, anche se alla fine, vengono sempre maltrattati ed accorpati i primi.

    Per riprendere poi il testo del post, non so se ci avete fatto caso, ma quando si parla di pubblicità nel mondo televisivo o radiofonico, tra gli ospiti ci sono sempre: 2 politici, 1 psicologo, 1 fotografo.
    Ovviamente manca la cosa più scontata, manca chi di grafica e pubblicità ne sa davvero qualcosa in prima persona, infatti, si sentono sempre i soliti luoghi comuni.

  2. ManuelRosini ha detto:

    Accettiamo che l’arte si sia evoluta e nel 2011 la pubblicità gioca il suo importante ruolo, a parte panini che parlano con dei bicchieri di come digerire i tramezzini al tonno…

    Non dimentichiamo però da dove viene la creatività, sia storicamente che psicologicamente, e se purtroppo i media sembra che l’abbiano dimenticato, leggiamo e consigliamo di farlo.