Martina Colombari fotografa sé stessa. E la Fotografia esce di scena.

by • 24 Novembre 2010 • FotografiaComments (19)4815

Che Martina Colombari si faccia autoscatti non è certo un problema. Che venga scelta come testimonial di una marca come la Canon nemmeno. Che entri nella galleria fotografica più importante e prestigiosa di Milano come Forma può dare fastidio, cerchiamo quindi di capire dove andranno a parare Denis Curti e Settimio Benedusi, i curatori dell’iniziativa.

La mostra è all’interno di una manifestazione aperta a tutti, Fotografica 10, la settimana Canon della fotografia e dei video 2010.

Leggiamo la presentazione:

Martina Colombari IN-VISIBILE ?
Un progetto speciale a cura di Settimio Benedusi e Denis Curti. Martina accetta la sfida e si lancia nel mondo della fotografia, la sua è un’esplorazione intima, un guardarsi allo specchio alla ricerca di un’estetica capace di confrontarsi con i contenuti e i valori.

Quindi, contenuti e valori, un’estetica nuova e diversa.
Diversa da cosa?
Dagli scatti dei professionisti che nel tempo l’hanno ritratta. Ecco allora il lavoro della Colombari, totalmente digiuna di storia e cultura fotografica.
Autoscatti che la ritraggono prima, durante e dopo il trucco, prima durante e dopo un amplesso, (prima durante e dopo autoerotismo?).
Perché non vediamo una donna reale in quelle foto, ma una VIP che ci fa vedere le sue occhiaie, mentre si rotola per terra (chi non si rotola per terra in casa propria?) o si trucca (nuda o seminuda) in un bagno messo peggio del mio.

Giustificazione critica addotta: la ricerca della non-fotografia.

Che la definizione di fotografia sugli scarti (ciò che non è) è giustificabile storicamente (vedi il lavoro di Rosalind Krauss) non ci sono dubbi, ma che venga svolta in maniera così approssimativa e superficiale non ha nessuna giustificazione.

Esser digiuni di tecnica non vuol dire essere automaticamente inclusi in un discorso sulla fotografia. Essere un VIP che si diverte (e magari impegna) con una macchinetta non vuol dire che le porte delle gallerie si debbano spalancare.
La non-fotografia è una ricerca ampia, da sviluppare ad esempio sul web, negli autoscatti e nella percezione di sé che si vuol dare agli altri attraverso, che so, social network come Facebook. Ma in un discorso ampio, con un approccio sociologico di ampio respiro, senza personalismi fastidiosi quanto e forse più del tanto vituperato tecnicismo. La tecnica è uno strumento, e come tale deve esser inteso, accompagnandolo, sposandolo o negandolo, ma mai senza averlo affrontato. Semplicemente per correttezza intellettuale.

Che Martina Colombari si sia divertita e impegnata non è certo un problema. Il problema consiste nel fatto che il curatore dell’iniziativa, Settimio Benedusi, le abbia chiesto di farlo parlandole, ad esempio, del lavoro di Francesca Woodman. Che muore di nuovo, solo per il fatto di esser stata nominata in un progetto di simile risultato.
Se qualcosa manca, in quelle foto e in quel progetto, non è la tecnica, è la Fotografia. E’ l’estetica, spazzata via da un click e un ammiccamento consueto e banale. Il fatto stesso che “ricordi” le foto delle ragazzine che arricciano la bocca e mettono online le proprie foto cercando di presentarsi agli altri come la televisione ha loro insegnato è offensivo proprio perché non è stato realizzato un progetto simile, ma è stato realizzato da una tizia che è conosciuta e quindi “attira”.

Navigando sul web ho trovato più che altro insulti, e recriminazioni di fotografi professionisti che lamentano il fatto che a loro non sia stata aperta una galleria come Forma, mentre per un progetto simile, nessun problema.

La fotografia e l’arte in generale vengono viste, negli ultimi anni, come giustificazione culturale. La moda se ne è accaparrata una buona fetta, per il bisogno di elevarsi, come a dire: siamo nello spettacolo, ma non siamo così superficiali. Progetti simili non fanno altro che ritorcersi contro. Se sicuramente attireranno le persone (è gratis, oltretutto) attireranno anche le rimostranze (giuste) di quanti, con la fotografia, portano avanti progetti che spesso e volentieri vengono ignorati per il solo fatto di non esser “del giro”.

E, sempre parlando della (pessima) iniziativa, chi ci perde in immagine non è certo la Colombari che nel gesto più coraggioso si presenta con le occhiaie, ma la Canon. La critica maggiore sul web è proprio questa: ma davvero la Canon scatta così male? Perdita in immagine e pessima scelta, per una delle marche più prestigiose del mercato. E se la diretta concorrente, la Nikon, regala aspirapolveri insieme alle macchinette, ecco che la Canon la raggiunge e sorpassa grazie all’iniziativa più superficiale, ignorante e ingiustificata come quella della mostra in cartellone.
You can? No, è troppo perfino per un motto simile.

approfondimenti

Fotografica 10, la settimana Canon della fotografia e dei video
Settimio Benedusi – Martina vista da Martina – photobackstage.corriere.it
Settimio Benedusi – Martina Colombari l’in-visibile – benedusi.it

Pin It

Related Posts

19 Responses to Martina Colombari fotografa sé stessa. E la Fotografia esce di scena.

  1. stefigno ha detto:

    Ottima analisi.
    Avrei però banalmente sintetizzato con: marketta di bassa lega, fail per Canon e per Forma Milano. Pernacchie assortite.

  2. stefigno ha detto:

    è che ha sbagliato solo luogo: bastava farsi un album a titolo “quando non sono truccata”, su Facebook.
    Poi improvvisamente torno in me e mi ricordo che si tratta solo di business nudo e crudo. Soldi, assegni staccati e bonifici. C’era bisogno di fare un po’ di cassa, per Forma, per la Colombari. Ed i soldi ce li mette la Canon (ed i veri fotografi con i loro acquisti).
    Concludo che la credibilità e la stima per Denis Curti e Settimio Benedusi è scesa sotto la suola, anzi è non pervenuta.
    Fail.

  3. mauro ha detto:

    ultimamente vedo , sia fisicamente che ( purtroppo ) via web, mostre orrende. ultima ( si spera sempre sia l’ultima ) tokyo landscapes al museo bilotti a roma. ora la colombari. che nessuno ce l’ha con lei per carità, solo, dico, nel contratto con canon, oltre a farle il bonifico e farle recapitare a casa la macchina fotografica, un corso accelerato di almeno mezz’ora da un pinco pallino qualsiasi, o da uno qualsiasi dei fotografi che negli ultimi anni sono stati ACCORPATI ( si ho scritto bene non è un’errore ) per i vari progetti collaterali? o dirle “METTI AUTO”, così se nn cè luce automaticamente il flash ti da una mano? perchè con canon tu puoi. io no, che la g12 me la son dovuta comprare da solo perchè canon mi sponsorizza da regolamento della società che non prevede sponsorizzazioni a privati. però veramente, basta con queste mostre d’arte orrende.
    o per lo meno fatele, ma passatele come esperimento culturale su come facebook ti cambia il modo di scattarti gli autoritratti, visto da una vip ( figa, che mi piace, anceh le tette immobili mi piacciono e si, rosico che non l’ho fotografata io così evitiamo qualcuno che commenta con “rosicone”), ma non esponetele in luoghi adatti ad altro, alla vera arte, che poi possa piacere o meno è un’altra questione.

  4. mauro ha detto:

    errore! ho perso un “NON” per strada :

    perchè canon NON mi sponsorizza.

    e ribadiamo NON, tanto per dirlo 3 volte :)

  5. maurizio ha detto:

    dov’è lo scandalo? E’ ovvio, alla base di tutto sta la più antica delle scelte di marketing ( lo dice anche Albanese) tira più uno scatto di f..a che cento foto di maestri. Tristezza, vabbè che Forma deve fare i conti con gli sponsor ….. ma così si cade nel ridicolo.

  6. Mirko Sotgiu ha detto:

    Concordo al 100% con quanto scritto, uno dei tanti esempi di come si possa distorcere il concetto di fotografia in Italia oramai In questo caso è solo un emulazione statica di quello che propina la televisione da guardoni.

  7. Marco ha detto:

    credo che l’articolo abbia già detto molto bene tutto quello che c’era da dire.
    Segnalo una discussione di chi è andato a vedere la conferenza.
    http://www.modeyes.com/?p=6249
    Io ancora non mi riesco a riprendere dall’associazione fatta dagli organizzatori tra la nuova colomba della fotografia, Martina appunto, e la straordinaria Francesca Woodman…perchè credo che per sponsorizzare una macchina fotografica, con una pessima iniziativa credo, non bisogna superare quei limiti otre i quali chi ama, e si occupa di fotografia, inizia un pò ad offendersi…

    Solo un appunto un pò fuori tema, la Nikon regala aprirapolveri, fatti suoi e dei suoi clienti, mi sembra però poco professionale in un blog attento e serio come questo parlare di “macchinetta” per una validissima reflex come la D700, una piccola caduta di stile Valeria…

  8. valeria j. ha detto:

    chiedo venia, Marco, ho voluto “punire” troppo la fotocamera declassandola a “macchinetta” (nome volgare usato per pessima abitudina in casa di fotografi brutti sporchi e cattivi!)

  9. Marco ha detto:

    ne conosco un sacco di quei fotografi brutti e cattivi…per fortuna ne conosco anche degli altri :-)….

  10. valentina cinelli ha detto:

    La petizione al Corriere della Sera è quella di invitare Denis Curti a riconoscere pubblicamente il suo sbaglio e annunciare un cambiamento sostanziale nel programma di mostre, impegnandosi a realizzare, ogni anno, una mostra di un artista di talento, ancora sconosciuto. Se questo non avviene, chiediamo le dimissioni di Denis Curti. Nel frattempo, noi sottoscritti eviteremo di visitare Forma.

    http://www.petizionionline.it/petizione/boycott-to-forma-international-centre-of-photography-in-milan-by-cristina-nunez/2628

  11. Cristina Nuñez ha detto:

    Il problema grave è che una mossa pubblicitaria è stata venduta come evento culturale. Questo è l’inganno.

    Le storie personali come la mia, di artisti incavolati per aver capito che a Forma conta solo essere famosi e non la qualità del lavoro, servono a parlare di un fatto molto importante, che riguarda molte istituzioni culturali in Italia.
    Si sa che per essere riconosciuti in Italia bisogna prima diventare famosi all’estero. Questo è un fatto molto triste, in un paese con un patrimonio artistico tra i più ricchi del mondo.

    Saluti

  12. valeria j. ha detto:

    AGGIORNAMENTI
    qui smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2010/12/03/e-ora-parla-martina-fotografi-meno-presunzione/
    e qui smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2010/12/01/martina-profanatrice-del-tempio/ due dibattiti sempre a proposito della bagarre che si è scatenata. A mio avviso la Colombari e Benedusi ne escono malissimo, leggeteli tra i commenti. La Colombari, poverina, più di tanto non puo’, ma Benedusi è sconcertante per pochezza e ottusità. Ciò che non si vuol cogliere è l’aggressione estetica di una tale progetto. Che ne esce deflagrata e privata di spessore. In un periodo nel quale la cultura è attaccata da tutti i fronti, credo bisognerebbe “fare squadra”. La Contrasto, la Canon e lo spazio Forma ne escono a nostro malincuore. di seguito il commento che ho inviato al blog di smargiassi.

    Salve, mi inserisco nel dibattito solo per notare
    1- la pochezza della risposta di Martina Colombari, capace solo di appellarsi a nozioni di invidia o simili, senza riuscire ad addure alcuna nozione vagamente critica (a parte la non-fotografia, ovviamente).
    2- la pochezza, molto più difficile da digerire (senza nulla togliere alla Colombari, per carità, ma in fondo da lei non ci si aspettava nulla di più di quello che ha prodotto e adesso dichiarato) di Settimio Benedusi. appelllandosi alla possibile ignoranza di chi scrive, citando una autrice come Diane Arbus già ampiamente storpiata da Hollywood -vedi “Fur” (sic!)- o una rivista come Progresso fotografico (io personalmente ho ereditato la collezione di quella e altre -diaframma, popular photography ecc- da mio padre e me le sono studiate tutte) senza riuscire ad andare oltre la nozione (anche lui!) di non-fotografia. La macchina fotografica data in mano ad una persone “normale” che “normale” non è (ma solo per una questione di popolarità, mica per altro).
    Mi viene in mente il lavoro di Terry Richardson, che si fa riprendere mentre copula col suo t-bone dalla modella/modello di turno con ben altro risultato.

    Ciò che non si vuol capire è che chi ama, studia, frequenta e propone la fotografia ha vissuto come una vera e propria aggressione e invasione la proposta di un progetto simile. Perchè basta vedere il risultato, del quale certo non dovrebbe andar fiera l’autrice. Che però si fa scudo di un critico e della sua popolarità senza riuscire a capire cosa i blog (mondo sconosciuto) hanno portato allo scoperto. L’aggressione è stata tanto potente quanto l’estetica è stata deflagrata e privata di spessore (non certo pittorico, ma contenutistico). E se qualcuno cita il lavoro di Diane Arbus, o di Francesca Woodman, per “giustificare” gli scatti Martina Colombari, si dovrebbe vergognare del risultato e del lavoro proposto. Se il progetto facesse parte di una collettiva più ampia, probabilmente i suoi scatti sarebbero stati più giustificabili, digeribili. In questo modo, invece, tra Canon e Forma la Contrasto si sono sommate una serie di cose difficili da mandar giù. Il lavoro è indigesto, il progetto è indigesto, l’analisi addotta è indigesta. E sommaria. O somara, fate voi.

  13. valentina cinelli ha detto:

    Inserisco anche la petizione
    BOYCOTT TO FORMA, INTERNATIONAL CENTRE OF PHOTOGRAPHY IN MILAN, di Cristina Nuñez

    La nostra petizione al Corriere della Sera è quella di invitare Denis Curti a riconoscere pubblicamente il suo sbaglio e annunciare un cambiamento sostanziale nel programma di mostre, impegnandosi a realizzare, ogni anno, una mostra di un artista di talento, ancora sconosciuto. Se questo non avviene, chiediamo le dimissioni di Denis Curti. Nel frattempo, noi sottoscritti eviteremo di visitare Forma.

    http://www.petizionionline.it/petizione/boycott-to-forma-international-centre-of-photography-in-milan-by-cristina-nunez/2628

  14. ruggero zigliotto ha detto:

    beh! di che cosa ci lamentiamo? siamo un paese (nazione?) che a dispetto della tanto proclamata unità non siamo ancora riusciti ad avere una legge quadro sulla nostra professione… credo UNICO esempio nel panorama europeo, nel frattempo ci siamo “imbottiti” di qualifiche che hanno più il sapore dell’autocelebrazione (compresa la mia) che una effettiva utilità commerciale o riconoscimento da parte del “mercato”… risultato = abbiamo perduto il rispetto di noi stessi e perso quella identità sociale e culturale che in passato bene o male possedevamo come categoria. Oggi il digitale ha spazzato via gli ultimi frammenti tecnologici per cui oggi chiunque e a pieno titolo può definirsi FOTOGRAFO, quindi insisto di che cosa ci lamentiamo? Oppure siamo convinti che possedere una P.I. ci dia una qualche autorevolezza? Quella serve al fisco per rapinarci quel poco che ancora riusciamo a realizzare con il nostro lavoro, con buona pace di “colleghi” che usano “l’abusivo” (?) di turno salvo poi lamentarsi perchè lo stesso viene usato dal collega (?) per soffiarci il lavoro… povera fotografia e poveri italiani…Complimenti invece alla Colomabari che per quanto ho potuto vedere produce ottime immagini alla faccia di tecnica e professionalità presunte o accertate nonchè “certificate” e complimenti anche a Canon che al contrario di chi crede nelle sue brutte figure ha veicolato molto bene il suo business, conscia del fatto che i numeri sono dalla sua parte, o qualcuno crede ancora che saremo noi “professionisti” quelli che dovrebbero risultare decisivi per i bilanci della stessa?
    Auguri e besos a todos

  15. francesco ha detto:

    ma “se stesso” si scrive senza accento…
    chi fotografa dovrebbe saper fotografare e chi scrive dovrebbe conoscere l’italiano,
    o no?

  16. Valeria Jannetti ha detto:

    Ciao Francesco, la diatriba sul “se stesso” o “sé stesso” non è stata proprio risolta. Ti rimando a questo link http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_5/interventi/885.shtml dove alla fine si è arrivati ad un sostanziale armistizio (sarebbe meglio senza, ma con non è così grave da tacciare chi lo utilizza di non conoscere l’italiano). Un po’ come i vecchi fotografi, che a volte parlano di ASA e a volte di ISO.

  17. francesco ha detto:

    anche una foto sfocata non è così grave, ma se la si scatta senza intenzione di volerla sfocare e la si pubblica vuol dire che non si conosce il linguaggio fotografico , idem con sé per l’italiano, quando ovviamente non è licenza concessa a Poeti

  18. Valeria Jannetti ha detto:

    Ti rimando al seguente link per eventuali rimostranze sulla lingua italiana http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=7305&ctg_id=93 dove si legge:
    “Dato che continuano ad arrivare molti quesiti sulla questione dell’accentazione del pronome se stesso (e se medesimo), pubblichiamo una scheda specifica sul problema che, in modo indiretto, era già stata accennata in altre risposte dedicate più in generale alla questione degli accenti” -SPIEGAZIONE- “In conclusione, sebbene negli attuali testi di grammatica per le voci rafforzate se stesso, se stessa e se stessi non sia previsto l’uso dell’accento, è preferibile considerare non censurabili entrambe le scelte, mancando in realtà una regola specifica che ne possa stabilire il maggiore o minore grado di correttezza. Si raccomanda di tener conto di questa “irrilevanza” specialmente in sede di valutazione di elaborati scolastici e affini”. A cura di Manuela Cainelli Redazione Consulenza Linguistica Accademia della Crusca.
    L’osservazione sullo sfocato non mi sembra perciò pertinente, come la discussione sulla lingua italiana in questa sede.