100K, stampare il nero

by • 17 Marzo 2010 • RisorseComments (0)5227

Chi si occupa ancora di stampa, sa che uno dei più grandi “drammi” è la stampa del “nero pieno”.
Nella stampa offset, il modello di colore utilizzato è il CMYK (o quadricromia), acronimo per Cyan, Magenta, Yellow, Key black, con dei parametri di misurazione della quantità di colore che vanno da 0 a 100.
In teoria per campire una superficie di nero, in tipografia, basterebbe specificare 100K, ossia il 100% di colore nero. Ma il risultato che si ottiene è sempre un “nero scarico”, un grigio scuro.

Il problema sta nel fatto che la carta assorbe il colore, e solo in caso di utilizzo di particolari pigmenti si riesce (in parte) ad ovviare questo antiestetico risultato. Un’altra soluzione sta nel nero pieno, o nero registro, o nero di quadricromia, cioè una campitura composta da tutti i colori della quadricromia, in percentuali variabili.

Little Black Book

Little Black Book

Little Black Book

Già, ma quali sono le percentuali giuste?
Se si fa uno sfondo con un nero in quadricromia (C=100; M=100; Y=100; K=100) in fase di stampa il colore non farebbe in tempo ad asciugarsi a macchiare la “volta” dei fogli precedentemente stampati, oppure a “imbarcare” la carta, impossibilitata ad assorbire tutto quell’inchiostro.

La teoria vorrebbe che non si debba mai superare il 300% di copertura totale. E il nero che Adobe Photoshop propone nelle sue palette (C=75; M=68; Y=67; K=90), fa proprio 300.

Per risolvere tutti questi dubbi e leggende metropolitane, Dayfold Print, una tipografia creativa inglese, ha creato Little Black Book un manuale cromatico interamente dedicato alla stampa del nero!

Ogni pagina di questo splendido libro, è composta da uno sfondo nero stampato con una percentuale incrementale di CMY, con riquadri con i quali comparare lo sfondo esistente con altre percentuali (100K / 100K + 40C / 100K + 40M / 100K + 40Y). Ogni pagina ha anche esempi di tolleranza di font in bianco e linee, per comprendere quanto un fuori registro possa alterare il lavoro grafico.

Il libro è anche diviso in due sezioni: per carta patinata e opaca. E possiamo affermare che la Dayfold non ha proprio tralasciato nulla al caso, e ha creato lo strumento che mancava, per chi ama e gioca ancora con la tipografia creativa.

approfondimenti

Dayfold Print – www.dayfold.com
Little Black Book – Dayfold Print’s Little Black Book

 

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