A ognuno il suo mestiere

by • 26 Febbraio 2009 • LavoroComments (5)1563

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In questi giorni mi sto guardando intorno alla ricerca di nuovi clienti e di nuovi collaboratori.
Mi sono ritrovata a spulciare siti di professionisti (freelance come me) e curriculum su Linkedin, soprattutto nel campo dei nuovi media, e sinceramente ne sono uscita con più confusione di prima.

Provengo da anni di esperienza in agenzie di comunicazione tradizionali, le 1.0, quelle che ormai vengono definite off-line. Anche se sono sempre stata abbastanza “allergica” alla gerarchia, all’impostazione del lavoro e alle dinamiche che si instaurano negli ambienti così-detti “creativi”, c’era una cosa che mi dava in qualche modo sicurezza: i ruoli.

Nella vita di tutti i giorni, i ruoli e le etichette mi danno abbastanza fastidio, ma nel lavoro riuscivano a darmi un ordine mentale e di procedure a cui difficilmente riuscivo a rinunciare.

C’era l’Art Director Senior, che solitamente fumava come un turco, pensava di essere un genio e ti guardava con fare paterno e con l’aria di chi ti dice “tieni duro, fra qualche anno sarai come me” (Dio ce ne scampi…); c’era il Copywriter, i giochi di parole erano il suo pane quotidiano (e la tortura di chi gli stava intorno); il Graphic Designer, il jolly… colui che faceva un po’ di tutto, dalla creatività, al fotoritocco, agli esecutivi; l’Account, con il ruolo ben consolidato di rompipalle; l’Esecutivista, il Responsabile di Produzione; il Fornitore; il Cliente, il Responsabile del Marketing del Cliente… e così via…
Insomma, il lavoro passava di mano in mano, ordinatamente attraverso tutte le specifiche competenze, per esser portato a compimento. Ciò permetteva il controllo della qualità del lavoro in ogni sua fase.

Ora non è più così.
Leggo di Consulenti, Architetti dell’informazione, Web Designer, Impaginatori, Revisori di Bozze, Account, Esperti di Marketing, tutto in un solo profilo.
Quando conosco qualcuno che elenca troppe professionalità tutte insieme mi viene da pensare ad una sola definizione: Fuffologo.

Ormai tutti fanno tutto: il Cliente sa farsi il piano di comunicazione da solo; il Grafico Editoriale sa creare e indicizzare siti internet; l’Esperto di Marketing ti crea anche immagini coordinate complete…. ma la qualità del lavoro, basata sulla competenza e sull’esperienza dov’è?

Sinceramente mi sento un po’ disorientata: è come se l’evoluzione che ha subito la comunicazione visiva in questi nuovi anni, abbia creato nuove figure, facendo un mix di tutte le singole competenze. Ma quali sono i pro e i contro di questi ibridi moderni?

In mezzo a tutto questo calderone mi ci ritrovo anche io cmq: faccio tutto e faccio niente, e come spesso ho evidenziato, oggi mi riesce difficile definire la mia attività.

Ma se dovessi riassumere tutto in una sola qualifica non esiterei un attimo a definirmi solamente un Graphic Designer. Mi sminuisco? no, penso solo di essere sincera…

[ via FreelanceSwitch – The Freelance Blog ]

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5 Responses to A ognuno il suo mestiere

  1. Carolina ha detto:

    Sagge parole… In Spagna si dice “aprendiz de todo, maestrillo de nada” (apprendista di tutto, maestro di nulla). Anche io diffido non poco dai tuttologi/ fuffologi.

  2. antonio pavolini ha detto:

    non ci crederai, ma volevo scrivere un post del genere qualche tempo fa, in chiave ironica. c’era anche un titolo: “un certo discorzo de communigazzione”.

    ma mi sono autocensurato, dato il momento delicato che mi riguarda.

    a

  3. valentina cinelli ha detto:

    ma nessuno mi sa dire quali sono i pro e i contro di queste nuove figure ibride?

  4. antonio pavolini ha detto:

    io vedo solo i contro…

    a

  5. daniele petruccioli ha detto:

    Sì, ma ti sei chiesta se lo sono perché non hanno una professionalità, o se siano i datori di lavoro a importi di non averne nessuna per poter pagarne uno e fargli fare il lavoro di tutti? E se dici ‘ma non rientra nelle mie competenze’ ti scordi il contratto?
    Quando la smetteremo di criticarci a vicenda e cominceremo a prendercela con chi ci ha ridotti così? [traduzione: vogliamo parlare di rapporti di produzione, per piacere?]